Cosa facciamo

Ricerca, Assistenza e Sostegno

Sostegno alla ricerca scientifica ematologica

AIL Modena finanzia la ricerca scientifica onco-ematologica attraverso l’erogazione di assegni di ricerca a giovani professionisti, che svolgono la loro attività presso la Struttura Complessa di Ematologiadel Policlinico/COM di Modena

ail modena foto medici
Sostegno Pazienti Onco-ematologici

AIL Modena  organizza e finanzia il Servizio Trasfusionale Domiciliare per i pazienti che non possono recarsi nelle strutture ospedaliere, con l’obiettivo di migliorare la qualita’ di vita loro e dei loro famigliari.

Dall’anno 2001 abbiamo  organizzato e finanziato  il Servizio di Psicologia AIL Modena , rivolto ai pazienti e ai loro famigliari,  in collaborazione con la D.ssa Lisa Galli, collaborazione che si e’ interrotta il 31 maggio 2020 per una sua scelta professionale . I pazienti ed i loro famigliari continueranno ad essere seguiti dal Servizio di Psicologia del Policlinico di Modena.

Sostiene la formazione e l’aggiornamento di medici  attraverso l’erogazione di borse di studio a giovani professionisti che svolgono la loro attivitapresso la Struttura Complessa di Ematologia del Policlinico/COM di Modena

ricerca scientifica ematologica - ricercatrici ail modena

Collabora a sostenere le spese per l’acquisto di apparecchiature che assicurano il funzionamento della Struttura Complessa di Ematologia del Policlinico/COM di Modena, nonche’  dell’Unità Trapianto Midollo (UTM) e contribuisce a sostenere annualmente il costo per   l’accreditamento del programma di “Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche”

A fine novembre 2021 il Prof.Mario Luppi, Direttore della Struttura complessa di ematologia del Policlinico, ci  informa sulla necessita’ di dotare il reparto di un’attrezzatura di ricerca, chiamamta Elispot reader, in sostituzione del “vecchio” strumento non piu’ utilizzabile. Costo dell’apparecchiatura € 27.557. Il Direttivo di AIL  Modena delibera immediatamente il finanziamento per l’acquisto di tale apparecchiatura, grazie anche al contributo di un generoso  sostenitore, il compianto Marco Zavatti.

Avendo a cuore da sempre il benessere dei malati, abbiamo sottoscritto un contratto per nr.16 televisori ( 10 in reparto e 6 in Utm) che sono gia’ stati posizionati nelle sale di degenza dei pazienti ricoverati in ematologia, per farli sentire meno soli

L’associazione può proseguire il suo compito grazie al prezioso ed indispensabile ausilio dei Volontari e di tutti coloro che scelgono di sostenere la lotta contro i tumori del sangue.

I Volontari sono il cuore di AIL Modena.

Le prospettive per i malati di leucemia oggi sono molto cambiate rispetto a quelle anche solo di qualche anno fa. Non esiste più una forma di leucemia che non si possa provare a curare con le terapie a disposizione, ma ancora non tutti possono guarire definitivamente. Vi sono alcune forme la cui sopravvivenza a lungo termine è prossima al 100%. Per altre forme più difficili da trattare comunque ci sono delle opportunità.

Per leucemia si intende una malattia neoplastica, un tumore, che fa sì che nel midollo osseo si originino delle cellule che iniziano a proliferare in maniera incontrollata, provocando un aumento di globuli bianchi patologici. Si distinguono in forme di leucemia acute e croniche, a seconda della velocità con cui i globuli bianchi aumentano nel sangue; e in mieloidi e linfoidi a seconda degli elementi del sangue dai quali queste “cellule impazzite” originano

Leucemie croniche 

“Le leucemie croniche sono più frequenti di quelle acutema sono sostanzialmente benigne e indolenti. La leucemia mieloide cronica, ad esempio, fino a metà degli anni Novanta aveva una prognosi difficile, era necessario il trapianto di midollo, mentre da vent’anni a questa parte grazie a farmaci molto specifici per il difetto genetico che la origina, non è necessario il trapianto: in quasi la totalità dei casi con delle pastiglie si cura”.

Leucemie acute e nuove terapie

Le forme oggi ancora più sfidanti sono le leucemie acute, che richiedono intensità di cura maggiore e quindi ospedalizzazioni. “Tuttavia, anche per queste forme sono stati fatti progressi importanti, in particolare su due fronti. Il primo è che a inizio millennio sono diventati operativi gli strumenti per studiare il genoma umano, sequenziarlo e capire le sue alterazioni nelle cellule tumorali. Oggi siamo abituati a mappare i difetti genetici delle leucemie dei nostri pazienti, e questi difetti ci informano sulla gravità della malattia e su come aggredirla. Conoscere i difetti molecolari di ogni forma di leucemia ci ha permesso di individuare dei bersagli molecolari specifici che sono diventati target di farmaci mirati”. L’esempio più eclatante è quello della leucemia promielocitica, “un sottotipo di leucemia mieloide acuta, considerata fulminante negli anni 70 che oggi ha tassi di guarigione del 95% grazie all’identificazione del difetto molecolare da cui origina e di un farmaco che permette di riportare il comportamento delle cellule malate alla normalità. Un progresso che molto deve alla ricerca italiana, e in particolare al contributo del compianto professor Francesco Lo Coco” racconta Vago.

Per le leucemie mieloidi acute – fra le forme più gravi di malattia – dagli anni ’80 fino al 2000 non sono stati identificati nuovi farmaci, mentre negli ultimi dieci anni ne sono stati approvati ben dieci.

Il secondo progresso rivoluzionario della ricerca sulle leucemie è dato dall’immunoterapia. I tumori del sangue sono infatti il contesto in cui l’immunoterapia ha dato finora i migliori risultati. Il capostipite delle immunoterapie per curare i tumori del sangue è rappresentato dal trapianto di midollo osseo che permette di trasferire tutto il sistema immunitario del donatore al paziente. Nel corso degli ultimi vent’anni anche il trapianto è cambiato in maniera sostanziale e mentre prima era molto impegnativo da affrontare, tossico e rischioso, tanto che lo si riservava solo a pazienti sani con meno di 50 anni, oggi è diventato molto più tollerabile e si propone anche a pazienti fino a 75 anni.

I nuovissimi farmaci immunoterapici stanno rivoluzionando anche la cura di alcune forme gravi di leucemia, in particolare come la leucemia linfoblastica acuta nei bambini, che oggi ha una sopravvivenza a lungo termine intorno all’80%.

L’immunoterapia si basa sull’idea di sfruttare il sistema immunitario del malato per aggredire le cellule malate.

Vi sono diversi approcci immunoterapici e tra i più promettenti e recenti ci sono le cellule Car-T, che vengono geneticamente modificate inserendo un recettore per fare sì che si attacchino alle cellule tumorali e possano così riconoscerle e attaccarle. Sono farmaci già disponibili, appunto, nelle leucemie linfoblastiche acute del bambino e che stanno dando grandi risultati su tutte le malattie tumorali linfoidi.

Nelle patologie mieloidi l’immunoterapia sta dando meno risultati, perché è più difficile identificare bersagli specifici per attaccare una cellula mieloide malata: si sta lavorando per individuare un buon bersaglio anche sulla cellula mieloide tumorale, che non sia presente su quelle sane, per poi costruire un farmaco che attacchi le prime risparmiando le seconde.